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Fusione Fredda: Inchiesta del 1997 Report – Rai 3

Aprile 8, 2008 · Lascia un Commento

TROPPO BELLO PER ESSERE VERO

di Milena Gabanelli

 

Giuliano Preparata ed Emulio Del Giudice

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

“La nostra società, della verità, non si interessa più.”

“La fusione fredda è una realtà, al di là di ogni ragionevole dubbio.”

“Noi siamo stati boicottati, in un modo tenace e insensato, dalla scienza ufficiale, dalla finanza internazionale e da tutti i poteri forti.”

 

AUTRICE

La fusione fredda, ovvero quella balla dell’89, dirà qualcuno. Forse non è una balla e sicuramente l’argomento ci riguarda molto da vicino. Il filmato che vi mostreremo tra poco cercherà di spiegarvi che cos’è e come sta andando a finire. Non è detto che sia la verità. Potrebbe…

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Marzo 1989. Dagli Stati Uniti un annuncio: è finito l’incubo del nucleare, del petrolio, delle scorie radioattive. Si può avere energia con un procedimento semplice, poco costoso, con una materia prima inesauribile che è l’acqua. Salta fuori che anche in Italia, da alcuni anni, i fisici sperimentano la fusione fredda e sostengono di avere avuto casi in cui si è prodotto l’eccesso di calore. Gli esperimenti costano pochi milioni: l’entusiasmo dilaga e si tenta ovunque di riprodurre procedimento, ma non riesce. Dopo alcuni mesi il mondo scientifico copre di ridicolo i due scienziati, Fleischmann e Pons, e la stampa che prima li aveva esageratamente onorati, li scarica come truffatori. Da allora sono passati 8 anni e non se ne è più parlato.

Sono circa 100 i fisici che in tutto il mondo non hanno mai smesso di credere che la fusione fredda fosse la scoperta scientifica del secolo.

Qui a Milano, in Via Ampere, c’è un piccolo laboratorio dove Martin Fleishmann continua a lavorare insieme a due fisici italiani. E saranno loro i protagonisti della nostra puntata, gli eretici della fusione fredda.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

In questo laboratorio di Milano, un laboratorio privato, Giuliano Preparata, cattedra di Fisica alla Statale e Emilio Del Giudice, ricercatore, stanno mettendo a punto, insieme a Fleishmann, un procedimento a fusione fredda per scaldare l’acqua.Ma prima di entrare nel vespaio proviamo a capire come avviene il processo di fusione.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Il problema fondamentale della fusione è che, per arrivare a distanze così vicine, i nuclei devono superare una grossa barriera fra loro dovuta al fatto che tutti i nuclei hanno la stessa carica, positiva. Noi sappiamo dalla fisica della scuola secondaria che due cariche dello stesso tipo si respingono, quindi dobbiamo vincere questa repulsione. Nelle stelle si crede che si vinca tale repulsione attraverso le alte temperature esistenti nel centro delle stelle stesse. Quindi, vincendo la repulsione, si verifica l’energia. Naturalmente questa è la fusione calda, detta così perché utilizza l’agitazione termica ad altissime temperature per vincere questa barriera e per accedere all’energia.

La fusione fredda, invece, questa è la scoperta di Fleishmann e Pons, vince questa barriera mettendo i nuclei in un metallo come il palladio. Quando sono in questo metallo i nuclei sono in grado di avvicinarsi tanto da cominciare a fondersi senza alcun bisogno di arrivare a queste enormi temperature a cui devono arrivare le macchine di cui parlavamo prima utilizzate per la fusione calda.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE (su immagini di attrezzature)

Questo è l’equivalente del reattore. In questa cella è inserito un filo di palladio avvolto a spirale (quello color argento) e acqua pesante, un’acqua nella quale al posto dell’idrogeno c’è il deuterio. Mediante l’elettrolisi si determina un eccesso di calore. La cella a questo punto viene messa dentro questo calorimetro.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Noi la mettiamo qui dentro per misurare la quantità di calore che si produce in questo processo. Da questo tubo entra dell’acqua che passando si scalda, poiché questo oggetto produce calore, e quindi energia, e scaldandosi emette dell’acqua ad una temperatura maggiore di quella in cui entra. Puoi toccarla, è calda.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE (su immagini di attrezzature)

Naturalmente non è la sensazione di un dito che misura l’eccesso di calore: i rilevamenti sono fatti con computer collegati al calorimetro ma quello che stupisce è che abbiamo sempre visto uscire energia da centrali enormi e questa possibilità ha dell’incredibile. La prima domanda che viene da fare è: ma quanto costa?

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano (indicando le attrezzature necessarie)

Prendiamo un’attrezzatura di questo genere che potrà arrivare a 10 kilowatt. Per questa mi servirà: un grammo di palladio, che sul mercato costa 15-20 mila lire e ho bisogno di un litro di acqua pesante, che oggi costa circa 450.000 lire al litro. Questo oggetto potrà darmi 10 kilowatt che è l’energia necessaria a far funzionare un appartamento grande, per 500 anni.

La cosa formidabile è che questa è un’energia praticamente inesauribile perché una parte su 6000 dell’acqua è acqua pesante.

 

MARTIN FLEISHMANN – Fisico

La sola domanda che ci si può porre è: chi potrebbe volere il successo di questa ricerca? E’ una domanda per niente semplice ed è comprensibilissimo che alcune persone non vogliono che questi esperimenti abbiano successo.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Quello di cui stiamo parlando è la luce, l’acqua calda, la lavatrice, il frigorifero e tutto ciò che nel mondo funziona con l’elettricità e che oggi viene prodotta dalle centrali idroelettriche, quelle nucleari a fissione, con il carbone e con il petrolio.

 

MARTIN FLEISHMANN – Fisico

Sono uno scienziato quindi mi interessa studiare l’aspetto scientifico, senza chiedermi se potrà diventare utile o no. Tuttavia, nel nostro caso, credo che uno dei problemi di questa ricerca sia dovuto al fatto che è abbastanza chiaro che potrebbe avere un forte impatto economico, ma non è detto che l’avrà.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Già, il famoso due più due che verrebbe da fare anche ad un profano. Ma perché anche la scienza ufficiale, ovvero quella che ruota attorno ai comitati scientifici, o ai Rubbia, non tiene in minima considerazione esperimenti che costano due lire così promettenti? Ho provato a chiederlo a Rubbia che mi ha risposto con un fax dal CERN di Ginevra: “sono spiacente di comunicarle che il Prof. Rubbia non è interessato a commentare le dichiarazioni di Giuliano Preparata”.

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

Quando la scienza aveva pochi mesi, in fondo, abbandonare una teoria che si rivelava sbagliata non era un gran danno. I danni erano legati solo al narcisismo di chi l’aveva eventualmente proposta. Ma quando ci sono grandi capitali in gioco, scoprire all’improvviso che una certa prospettiva è tutta sbagliata, significa un enorme disinvestimento di capitali, significa migliaia di persone che perdono il posto di lavoro… Intorno alla fusione calda ci sono interessi economici colossali e migliaia di persone che ci lavorano. Cosa ancora più grave, esiste un progetto del governo italiano di ospitare in Italia una enorme macchina mondiale, che sarà realizzata da tutti i paesi del mondo e che si chiama Iter, International Termonuclear Experimental Reactor, che dovrebbe costare qualcosa come 30.000 miliardi in 10 anni.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Perché è una cosa grave questa?

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

Perché queste macchine, a parte il fatto che difficilmente funzioneranno, non sono affatto pulite.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Cosa dovrebbero dare queste macchine?

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

Secondo i progetti dei loro autori dovrebbero dare energia.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Ma se è un gravissimo errore perché l’Italia sta investendo tutti questi soldi?

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Perché, come spiegava Emilio (Del Giudice), gli interessi sono grossi. Sia delle comunità di scienziati che ci stanno lavorando, sia delle grandi industrie che devono fornire i pezzi. Non è un caso che in questa commissione il presidente sia un direttore centrale della Finmeccanica che, attraverso l’Ansaldo, spera di avere grossissime commesse nella realizzazione di magneti superconduttori che sono necessari per queste cose.

Questo business drogato, quindi, fa l’interesse di un certo ceto industriale e scientifico ma sicuramente, secondo me, non fa l’interesse dei cittadini.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

L’attenzione del mondo quindi è rivolta alla fusione calda, a ITER, che si studia a Monaco in questo centro di ricerca che si chiama Net, diretto da un fisico italiano, il prof. Toschi.

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

L’Italia ha dimostrato interesse a ospitare questo grande progetto nell’Italia meridionale.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Come mai nell’Italia meridionale, ci sono delle sovvenzioni in ballo?

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Esattamente. Ci sono le sovvenzioni dei fondi strutturali della Comunità Europea.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE (su disegno del reattore ITER)

Che sarebbe questo qui, il reattore che dovrebbero costruire in Italia?

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Per avere accesso ai fondi strutturali bisogna soddisfare certe condizioni sulle qualità del progetto che si presenta. I fondi strutturali della Comunità Europea, che sono una cifra gigantesca, servono a dare sviluppo a certe zone depresse dell’Europa.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Su questo siamo d’accordo.

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Allora una piccola ricerca non può essere suscettibile di finanziamenti tramite i fondi strutturali. Questa invece potrebbe esserlo in parte perché intorno ad un’impresa di questo genere, oltre alla creazione di migliaia di posti di lavoro ruoterebbe un certo indotto per le industrie che potrebbero lavorarvi. Bisogna capire che se venisse creata questa cosa durerebbe moltissimo, diventerebbe un laboratorio come il CERN, quindi avrebbe un impatto sull’economia locale non trascurabile.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Sicuramente, ma la riflessione che mi veniva da fare è che dietro questi grandi progetti ci sono degli investimenti enormi che coinvolgono l’economia locale ma questo al di là di come finirà il progetto, se produrrà o meno energia. Vero o no?

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Si. Questo è il primo requisito per poterlo considerare in quella classe di attività che vengono finanziate in questo modo.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

E nell’attesa di costruire da noi il grande reattore, gli esperimenti di fusione calda si fanno un po’ ovunque. Qui siamo all’ENEA di Frascati e qui dentro lavorano decine di fisici.

E’ possibile entrare nell’impianto?

 

UOMO PRESSO L’ENEA

Non si può entrare.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Perché?

 

UOMO PRESSO L’ENEA

Perché oggi si spara e quando si spara non si può entrare.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Cosa vuol dire “si spara”?

 

UOMO PRESSO L’ENEA

Si fanno gli esperimenti.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

E non si può assistere neanche da una finestra di vetro?

 

UOMO PRESSO L’ENEA

Non ci sono finestre di vetro. C’è cemento armato di due metri di spessore.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Quindi la pericolosità è dovuta alle radiazioni. L’esperimento si può vedere solo dal monitor e dura 1 secondo. Ricordiamo che sulla fusione calda si sta studiando da trenta anni con risultati scarsi poiché, secondo gli esperti, occorrerebbe lavorare su quel grande reattore che è il progetto ITER.

Per il momento voi non sapete ancora se quel motore lì produrrà energia, giusto?

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Non abbiamo quella certezza di cui si ha bisogno quando si chiede un finanziamento di 10 miliardi di dollari.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

In sostanza, per accedere ai grandi finanziamenti abbiamo capito che occorre un progetto imponente. La fusione fredda invece non possiede questi requisiti perché gli esperimenti costano poco.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Costa pochissimo, non servono questi grandi investimenti e noi abbiamo portato un pezzetto di sole qui a Via Ampere in questo oggetto qua (mostrando l’attrezzatura per la fusione fredda).

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Ma per avere anche quel poco occorre l’avallo della scienza ufficiale che invece ha preso le distanze. E così la cosa va avanti semiclandestina, sulla volontà e la convinzione di singoli.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Perché la scienza è ritornata a giocare quel ruolo che giocava l’accademia all’epoca di Galileo.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

E cioè?

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

E’ ridiventata una stretta ancella degli interessi economici e di potere.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

E ritorniamo all’ENEA, il nostro Ente per l’Energia Alternativa. A mezzo chilometro di distanza dagli edifici dove si studia la fusione calda c’è un ripostiglio che è un piccolo laboratorio dove due fisici, guidati dal prof. Scaramuzzi, lavorano alla fusione fredda. Solo il luogo in cui è ubicato la dice lunga sulla considerazione di cui gode questa ricerca.

Non è un laboratorio come quelli del CERN di Ginevra?

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

No, assolutamente.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Serve poco per fare energia qui dentro, vero?

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

Serve poco per fare questi esperimenti.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Quello che vediamo dentro la cella è un esperimento in corso, sempre con il palladio e l’acqua pesante. Qui ci sono stati casi di presenza di elio4, una scoria con una radioattività pari al fondo naturale che confermerebbe quindi che si tratta di fusione nucleare. Queste apparecchiature servono invece a misurare la quantità di energia che si produce.

Quanti watt riuscite a produrre?

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

Per citare il migliore dei risultati degli anni scorsi (in genere si cita sempre il migliore), noi abbiamo avuto un esempio in cui abbiamo prodotto una potenza che è variata da 1 a 11 watt nel giro di 3 giorni, ininterrottamente. E quando producevamo 11 watt nel sistema ne entravano solo 8. Quindi stavamo producendo più energia di quanta ne entrasse e questo è un fatto abbastanza rilevante.

 

RICERCATORE (su immagini di barretta di metallo)

Quando noi sottoponiamo questo oggetto al procedimento sperimentale di cui parliamo, questo oggetto produce un eccesso di energia.

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico – ENEA

Adesso puntiamo più alla riproducibilità che alla quantità di calore prodotto, perché vogliamo capire quali sono le condizioni del materiale che rendono possibile questo fenomeno.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Quindi i punti deboli sono che non sempre si riesce a riprodurre l’esperimento e non sempre ci sono le scorie. E per gli scettici è più che sufficiente per liquidare in tronco tutta la fusione fredda.

 

FISICO - Progetto NET

Non si può parlare di fusione nucleare perché non ci sono le indicazioni necessarie, come l’emissione di neutroni o di particelle alfa. Oppure trasmutazioni di elementi. Nessuna di queste cose è stata osservata, nulla. Non siamo nel campo della fisica, a parte il fatto che questo andrebbe a stravolgere gran parte della fisica del XX secolo.

 

MARTIN FLEISCHMANN – teorico fusione fredda

Non si può dimostrare che una cosa è vera, si può solo dimostrare che una cosa è falsa. Ma finché non si è riusciti a dimostrare che è falsa quel qualcosa rimane vero.

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Credo che quelli che se ne occupano oggi possono confermarle che non c’è una spiegazione soddisfacente, dal punto di vista teorico, dei fenomeni fisici che starebbero alla base di quello che loro sostengono. Il secondo grossissimo guaio della fusione fredda è la non riproducibilità.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Il fatto di richiedere ad uno stadio molto poco avanzato la riproducibilità è un modo per chiudere il sistema. Questo non è riproducibile ma adesso tu mi spieghi come mai questa cosa era tranquilla poi, a un certo punto, c’è un picco, la temperatura sale. Cosa è successo dentro la cella? Vuol dire che c’è una sorgente di calore. E questa sorgente di calore da dove è nata? C’è stato qualcuno che dentro si è messo a pedalare, ad accendere una fiamma? Il problema fondamentale di questi stupidi di scienziati, perché non posso chiamarli altrimenti, è che loro chiedono di vedere i neutroni, ma i neutroni non ci sono perché il processo è diverso, chiedono di vedere la riproducibilità, e la riproducibilità non si può ancora richiedere a questo livello se non si è ancora capito bene. L’importante è che ci siano degli eventi che non possono essere spiegati, la cui unica spiegazione è che ci sia una sorgente di calore. Bisogna mettersi a studiare, a fare un’analisi a tappeto. Questa è una cosa importantissima. Non costa tanto, come diceva lei. E invece no: questo è stato un modo vizioso per distruggere la grande speranza della fusione fredda.

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

Nei primi tempi della radio Guglielmo Marconi percepiva i segnali radio solo di notte, non di giorno. I primi tempi non sempre gli esperimenti riescono perché uno non ha ancora imparato tutte le condizioni che lo rendono possibile.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Secondo lei oggi si poteva essere più avanti con la ricerca?

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Moltissimo. Noi siamo stati boicottati in un modo tenace, insensato, dalla scienza ufficiale, dalla finanza internazionale e da tutti i poteri forti.

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

La storia delle multinazionali lasciamola perdere. Allora le multinazionali vorrebbero prima di tutto uccidere la fusione calda che consuma tutti questi soldi, loro potrebbero dire, senza avere in 30, 40 anni prodotto un reattore. E questo potrebbe veramente essere un campo nel quale impegnarsi.

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

La struttura ufficiale americana, gli enti che finanziano le ricerche, non finanzia più da molto tempo.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Perché?

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

Perché hanno deciso che è una palla.

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

La General Electric, il principale produttore mondiale di centrali, credo, non vede di buon occhio la nascita di una civiltà tecnologica in cui tutto funziona a pile.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Però potrebbero vendere le pile!

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

Probabilmente loro valutano che il valore aggiunto che si genera con la produzione di pile non compensi il mancato valore aggiunto che si ha con le centrali. Alla fine ci guadagnano di meno. Anche tenendo conto che le centrali sono abbastanza complesse da richiedere pochi produttori centralizzati in tutto il mondo mentre le pile sono abbastanza facili da fabbricare, per cui qualsiasi artigiano della Malesia è in grado di farle.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Da quando sono a Milano avrò fatto una sessantina di laureati e non sono riuscito a reclutarne neanche uno..

 

FRANCESCO SCARAMUZZI – Fisico (ENEA)

C’è un certo tipo di discriminazione: per esempio, pubblicare un articolo che parli esplicitamente di fusione fredda su una rivista di quelle tradizionali è praticamente impossibile.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Secondo lei non c’è alcuna discriminazione?

 

ROMANO TOSCHI – Direttore NET

Assolutamente no. Anche perché, come lei ha visto, questi esperimenti sono di dimensioni talmente modeste in confronto alle spese che noi abbiamo, come può vedere, per la fusione calda (ci lavorano in Europa 3000 persone). Abbiamo dei bilanci di mezzo miliardo di Ecu all’anno, non c’è nessuna volontà di tenere fuori quelli della fusione fredda, che invece hanno dei gruppetti di ricerca molto piccoli e delle spese modeste…

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Oggi in Italia si sta considerando la possibilità di spendere 30.000 miliardi per fare la macchina della fusione calda, ITER. E’ assurdo che non ci sia nello stesso ministero un programma che costerebbe un migliaio di volte di meno per fare queste cose qui. Un laboratorio di ricerca della fusione fredda io penso che con un paio di miliardi l’anno possa fare un lavoro a tappeto. Quindi 4, 5 di questi laboratori potrebbero veramente, nel giro di pochi anni, arrivare ad una situazione assolutamente definitiva sulla natura del fenomeno, sui parametri che lo controllano, sulle possibilità di miglioramento e così via.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Ora è legittimo chiedersi: e se avessero ragione loro? Se fossimo ad un passo dal risolvere almeno in parte il problema del pianeta?

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

La cosa è ben raccontata in una storiella zen che vorrei riproporre. La storiella zen, scritta in modo autobiografico, recita così:

“Per tutta la mia vita ho cercato Dio: sui monti, nelle valli, sui mari. Finché un giorno mi sono trovato a passare per un villaggio e su una casa a due piani ho visto un cartello. Mi sono avvicinato ed ho letto “Dio vive qui”. Allora ho bussato alla porta e con il cuore in gola pensavo “ancora pochi secondi e vedrò davanti a me lo scopo della mia vita”. Ma sono stato preso dal terrore e sono scappato con tutta la forza delle mie gambe. Da allora lo scopo della mia vita è stato unicamente quello di cercare Dio e l’ho cercato ovunque: sui monti, nei mari, nelle valli, negli oceani, ho condotto infiniti pellegrinaggi. Lo cerco dappertutto tranne che in quel maledetto posto dove so con sicurezza di poterlo trovare”.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

E’ evidente che noi non sappiamo cosa sia vero e cosa no. Sappiamo invece che molto spesso le grandi scoperte sono venute da singoli che sono andati contro tutto e tutti.

Quindi, considerando quello che c’è in ballo, forse un po’ più di attenzione i signori che abbiamo appena visto la meriterebbero?

Buonasera.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Ma secondo lei perché fanno così?

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Perché vogliono fermare la fusione fredda. Emilio (Del Giudice) fa questa congettura. La finanza mondiale dice: “noi non siamo pronti a gestire la fusione fredda. Abbiamo bisogno di un po’ di anni per ammortizzare le spese della guerra del golfo dove abbiamo inviato 500.000 uomini a presidiare le nostre posizioni. Se arriva la fusione fredda siamo fregati. Ma chi la può fare la fusione fredda? Fleishmann e Preparata. A Fleishmann ci pensano i giapponesi a Preparata ci pensano gli italiani.”

 

VOCE FUORI CAMPO DELL’AUTRICE

Ma è un bene che ci pensiamo noi. Poi vendiamo il brevetto.

 

EMILIO DEL GIUDICE – Ricercatore

No, lo teniamo nel cassetto. Anzi ci facciamo pagare per non usarlo.

 

GIULIANO PREPARATA – Università statale di Milano

Così se abbiamo un po’ di debiti, questi ce li abbonano tutti perché il servizio che gli facciamo è notevole!

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In ricordo di Giuliano Preparata

Aprile 6, 2008 · Lascia un Commento

Seminario: L’energia “fredda” e le fonti rinnovabili
24 ottobre 2000

Sala della Sacrestia, Vicolo Valdina, 3/a

 Introduzione di Massimo Scalia

Il seminario di oggi richiede, certo, di ricordare la figura di Giuliano. Ma sarebbe in totale contrasto con quella figura se non entrassimo in medias res. La teoria quantoelettrodinamica della coerenza della materia non è un fungo o una geniale trovata di Preparata. Già nei primi anni ‘50 Dicke aveva proposto un modello di sistemi atomici accoppiati con la radiazione, più precisamente un sistema di N atomi su due livelli, per il quale doveva essere possibile una transizione verso un maggiore ordine, la cosiddetta transizione di fase superradiante. Quando Hepp e Lieb ripresero negli anni ’70 la teoria della “superradianza” e l’hamiltoniana di Dicke, venne loro opposto che il modello non soddisfaceva alla richiesta di invarianza di gauge. Questa critica si è poi rilevata infondata (E. Del Giudice, R. Mele and G. Preparata, Mod. Phys.Lett. B7 (1993) 1851); ma analoga indifferenza, non dico un esplicito ostracismo, è stata riservata dai fisici della struttura della materia ai lavori di Preparata e Del Giudice. Ha forse fatto premio una diffidenza verso una teoria generale che sarebbe alla base di fenomeni “troppo” diversi tra loro. Ma, del resto, non era analoga la diffidenza che poteva sollevare e ha sollevato, con un dibattito infinito, la teoria regina del XX° secolo: la meccanica quantistica? E uno dei suoi maggiori conoscitori, Feynman, non si divertiva forse a ricordare: “nessuno la capisce, però tutti la usano”? Credo che questi problemi richiedano un tentativo di spiegazione più approfondita, che, almeno in parte, spero possa venire dagli interventi di oggi.
Indipendentemente da considerazioni sull’antropologia o la sociologia della comunità scientifica, voglio ricordare che la coerenza quantoelettrodinamica fornisce il miglior contesto interpretativo per fenomeni quali l’interazione tra campi magnetici e sistemi chimico-organici, ma anche sistemi biologici: e, per quel che riguarda molti dei partecipanti, è la teoria che meglio affronta la bizzarra fenomenologia – i tre “miracoli”, come si divertiva a chiamarli Giuliano – della fusione fredda.
Seguendo poi un’impostazione che era anche di Giuliano, non c’è solo la questione di rivendicare una cittadinanza per costruzioni teorico-scientifiche non allineate con l’accademia e l’ufficialità – non a caso Giuliano aveva dato vita a Milano ad un’associazione: “la repubblica delle lettere”, di galileiana memoria – c’è l’entusiasmo, ben presente anche in Emilio Del Giudice, per le prospettive che si aprono sui terreni concreti delle possibili applicazioni in un futuro vicino.
Oggi, questo seminario, nel ricordare Giuliano Preparata, affronta tematiche che erano al centro dei suoi interessi come lo restano dei nostri. I problemi energetici, le risposte da subito possibili, la ricerca e l’innovazione tecnologica per disegnare gli scenari scanditi nel medio e lungo termine.
Oggi parleremo dell’uso efficiente dell’energia e delle fonti rinnovabili, dell’energia da idrogeno e della fusione fredda.
Oggi infatti una riflessione e una proposta si impone.
Il prezzo del barile di greggio si è più che triplicato nell’ultimo anno ed è da mesi il protagonista delle copertine dei TG e delle prime pagine dei giornali, con fosche previsioni sull’inflazione e sulle ripercussioni economiche. Questo è un eccesso di drammatizzazione, che non giova certo ad affrontare con intelligenza e rigore i problemi. Basta ricordare che proprio quindici anni fa il greggio aveva raggiunto i 35 dollari a barile, con un dollaro che valeva 2.200 lire. Nell’85 la bolletta petrolifera ascese a circa 60 mila miliardi di lire. Se moltiplichiamo il valore del dollaro di allora la cifra della bolletta petrolifera ’85 per 2 e li confrontiamo con i valori attuali abbiamo una visione più realistica dell’oggi, delle conseguenze dell’impennata del prezzo del barile, ad esempio, sull’inflazione: una visione che diviene ancora più realistica, se teniamo conto del fatto che il petrolio, pur restando la principale fonte primaria, è calato di alcuni punti percentuali nella copertura del fabbisogno energetico mondiale. Questo quadro rende comprensibili le valutazioni che quantificano tra lo 0,5% e l’1% l’aumento medio dell’inflazione in tutta la UE, ove il barile di greggio si assestasse per tutto il 2001 sui 33 dollari a barile. E non si prevedono incidenze significative sull’economia dei paesi europei: sicuramente meno significative di quelle legate all’immagine di debolezza e confusione delle decisioni, che la Banca Europea ha dato in questi ultimi mesi.
La doverosa sdrammatizzazione consente di focalizzare meglio almeno due aspetti della questione petrolio. La prima. A livello mondiale il gas naturale sta marciando verso il 25% della copertura del fabbisogno, ma il carbone, nonostante il declino degli ultimi quindici anni, resta sempre la seconda fonte primaria, il cui principale produttore e consumatore è la Cina. Se la Cina, come altri paesi emergenti, decidesse di fondare sul carbone la rincorsa dei paesi industrializzati le conseguenze ambientali sarebbero disastrose. E, seppur piccola, è una consolazione sapere che tali questioni sono all’esame di una commissione ‘mista’, composta cioè da dieci cinesi e dieci non cinesi – come mi ha spiegato Umberto Colombo che ne fa parte – che tra l’altro si pone il problema del leap frog: se cioè non sia possibile il salto di una fase tecnologica, proprio ad evitare l’espansione industriale a colpi di ciminiere e con grandi consumi di energia. Problemi del tutto analoghi si pongono per il miliardo di indiani.
La seconda. La questione dell’aumento del prezzo del greggio va ricollocata nelle sue dimensioni; oggi appaiono a tutti decisamente ridicole le proiezioni di chi ai tempi della conferenza sull’energia – era il febbraio ’87 – preconizzava per la fine del secolo, cioè adesso, il barile a cento dollari. Al contrario però di quanto poteva essere motivato allora, non è dato vedere un trend di prezzo in calo o costante. La domanda dei paesi emergenti contribuirà a proporre lo scenario di un prezzo del petrolio in ascesa, seppur non drammatica.
Le due considerazioni assieme danno le dimensioni dell’opportunità che si offre, non solo al nostro paese ed alla UE, per impostare in modo serio la questione della sostenibilità delle scelte energetiche e del ricorso al risparmio energetico – ai negawatt –, alle fonti rinnovabili, all’energia da idrogeno, alla fusione fredda. Perseguire gli obiettivi di Kyoto potrà diventare più verosimile perché la lievitazione dei costi energetici delle fonti tradizionali scoprirà, e già oggi scopre, le convenienze legate a queste fonti alternative.
Non so se faremo 400 kmq di specchi solari per coprire il fabbisogno italiano di elettricità, come ha di recente ipotizzato Rubbia, ma è certo che l’Italia e i paesi del Mediterraneo si possono e si devono porre nella prospettiva europea di grandi produttori di energia solare. Un modello da rivendicare nei confronti del Nord Europa, come sempre Rubbia suggerisce. Ma accanto agli obiettivi di medio termine – solare, eolico, idrogeno – dovremo essere in grado di indicare che cosa possiamo fare nei prossimi mesi. Non è il compito del seminario di oggi, ma è una sfida che le sedi di ricerca applicata, e cioè soprattutto Enea deve essere in grado di raccogliere affinchè l’impegno progettuale non diventi sepoltura delle azioni a breve, che pure devono essere realizzate anche a sostegno dell’attuazione dei programmi per il futuro meno vicino.
Su questi temi sarà utile a breve, entro i tempi della legge finanziaria, avere un confronto in cui coinvolgere anche i ministri che sono di riferimento per Enea.

 

  

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Il TIME e la Fusione Fredda

Aprile 3, 2008 · Lascia un Commento

Time 

 

La fusione fredda è un processo di sintesi nucleare che avviene alle normali condizioni ambientali di temperatura e pressione in presenza di adatti catalizzatori. In particolare, è stata così definita la reazione tra due nuclei di deuterio (isotopo dell’idrogeno) che fondendosi all’interno di un reticolo di un metallo nobile (prevalentemente palladio) danno origine a energia termica, elio-4, ed altri prodotti nucleari.

Il primo annuncio dell’ottenimento di una tale reazione fu dato nel 1989 da Martin Fleischmann e Stanley Pons (che ebbero l’onore della copertina di Time), secondo i quali era possibile ricavare energia pulita ed a basso costo da una fusione nucleare ottenuta ‘a freddo’ con semplicissimi mezzi elettrochimici. Le grandi aspettative suscitate dalla notizia furono smorzate da due ostacoli: il primo era la difficile riproducibilità della reazione, il secondo era che alla luce delle conoscenze dell’epoca un simile fenomeno non era comprensibile.

Dopo le prime ondate di entusiasmo la ricerca fu abbandonata quasi completamente. In Italia però, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, chiamato ‘il gruppo di Milano’, riuniti attorno ai fisici Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice, scoprì che il fenomeno della fusione fredda poteva venir compreso se visto alla luce della nascente teoria dell’elettrodinamica quantistica coerente (QED). Il gruppo di Milano, assieme ai ricercatori dell’Enea di Frascati, alla fine del 2002,  riuscì ad ottenere una fusione fredda finalmente perfettamente riproducibile.   

 

 

 

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Relazione al convegno di Nexus del prof. Emilio Del Giudice

Aprile 3, 2008 · Lascia un Commento

Emilio Del Giudice; ricercatore  di fisica teorica dell’INFM 

Nel 1989 due scienziati non molto fortunati, Fleishman e Pons, danno l’annuncio della scoperta della Fusione Fredda, salvo poi essere derisi dai fisici teorici della comunità internazionale, primo tra tutti Rubbia, perchè il processo non produceva l’emissione di particelle previste dalla teoria (nel caso specifico neutroni, emessi dalla fusione di 2 atomi di deuterio, isotopo dell’idrogeno).
Nel giro di pochi anni le condizioni dell’esperimento originale dei due scopritori vengono riprodotte correttamente dai prof. Emilio del Giudice e Giuliano Preparata, il quale, morto di tumore 2 anni fa, perse il Nobel per la fisica in “elettrodinamica quantistica”, a causa di questo suo sconveniente interesse. Praticamente del Palladio, un metallo dalle peculiari caratteristiche, viene caricato con idrogeno gassoso fino ad un limite di saturazione prestabilito, oltre il quale si rileva una produzione di energia in eccesso tipica di una reazione nucleare. I nostri due scienziati non solo dimostrano la realtà del fenomeno con l’esperimento, ma forniscono anche un nuovo modello teorico che spiega i fenomeni misteriosi che fino a 10 anni fa non erano comprensibili con la teoria delle forze nucleari.
Fino a ieri si pensava che l’unico modo per fare avvicinare 2 protoni tanto da vincere la repulsione elettromagnetica e fare agire il campo delle forze nucleari che innescano la fusione, con produzione di una quantità enorme di energia, fosse il metodo dell’acceleratore, che lavora a 100 milioni di øC ( nel nostro sole la temperatura è 2 milioni di øC !).
Oggi invece, grazie a queste ricerche svolte dall’INFM e dall’ENEA (nel frattempo Rubbia si è accorto della bontà della cosa e ha appoggiato i due ricercatori),
è possibile ottenere la fusione a temperatura ambiente !
Dentro al cristallo di Palladio le molecole di idrogeno, in quelle particolari condizioni di  “saturazione”, si comportano un po’ come la struttura solida circostante e, avvicinandosi molto, grazie ad una provvidenziale “buca di potenziale”, producono una particolare fusione, senza emissioni radioattive, con produzione di elio (misurato nell’esperimento) e di un eccesso di energia mai visto fino ad oggi in una reazione (se non ho capito male 2 ordini di grandezza superiore all’energia in entrata, necessaria a preparare le condizioni della reazione). Per completezza, si produce anche la fissione del palladio. Quindi abbiamo già a disposizione un generatore di energia praticamente illimitata e a costi contenutissimi; rimane solo da risolvere il problema dell’intercettazione opportuna di questo surplus di energia.
Nonostante questa pazzesca rivoluzione, ad oggi, il prof. Del Giudice non è ancora riuscito a farsi pubblicare la ricerca da una rivista scientifica (ad es.: “Science” ha rifiutato perchè “l’argomento è troppo tecnico“). Ma il bello viene adesso. E’ ovvio capire i motivi economici alla base della soppressione di una tecnologia quasi “free-energy”. Ma non ci sono solo quelli. Del Giudice ha formulato un’ipotesi inquietante. Tutta la faccenda è partita da uno studio commissionato dalla Marina Militare Inglese a Fleishman per indagare sui metalli più idonei ad immagazzinare l’idrogeno. I migliori risultarono essere il Palladio e l’Uranio.
Lo scienziato ovviamente sperimentò sul Palladio, la cui fissione non produce danni; ma qualcuno era molto più interessato all’Uranio. Immaginate cosa succederebbe se la matrice solida in cui avviene la fusione fosse Uranio: si innescherebbe la fissione, e quindi una esplosione atomica, anche con quantità molto inferiori alla necessaria “massa critica” (che è qualche kg), date le nuove sorprendenti condizioni di reazione.
Si possono così fare esplodere delle micro- bombe atomiche di potenza controllata (armi chirurgiche..) capaci per esempio di abbattere un singolo palazzo invece di una città intera. Ecco così trovato un modo per utilizzare utilmente tutto quell’Uranio che giace inutilizzato nelle testate tattiche (a meno di non scatenare la guerra termonucleare globale, s’intende), che, con il disarmo, va smantellato. Fanta-politica ?  Consideriamo i proiettili rivestiti con quello che ci viene venduto come “uranio impoverito”.
Guardiamo le foto dei carri armati iracheni distrutti nella guerra del golfo: un foro di entrata, una carcassa di acciaio fusa (dal calore!) e i cadaveri dei soldati anneriti (non carbonizzati, ma irradiati da una esplosione fortissima e localizzata di raggi gamma).
Non ci sarebbe niente di più facile, sostiene Del Giudice, nel rivestire un proiettile di cannone o un missile con un strato di uranio caricato da idrogeno fino quasi al limite critico. L’impatto con il bersaglio e la sovra pressione sarebbero sufficienti a innescare la fusione fredda e la conseguente fissione dell’uranio, con annessa esplosione atomica.
Incredibile! La fonte ideale di energia pulita per tutta l’umanità usata come spoletta per l’innesco di una bombetta atomica! (il contrario di quello che avviene con la bomba H, in cui una fissione innesca la fusione distruttiva dell’idrogeno). Inoltre spot di altissima radioattività localizzati nei campi di battaglia sono la spiegazione ideale per i sintomi della sindrome del Golfo e quella dei Balcani: la prima riscontrata esclusivamente tra i soldati anglo-americani (i primi a raggiungere le zone bombardate durante le operazioni in Iraq), la seconda invece osservata solo su italiani e tedeschi, a cui sono state destinate le zone bombardate in Bosnia e Kosovo dal vertice NATO, dopo aver fatto l’esperienza nel Golfo.
 
  

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IL RAPPORTO 41

Aprile 3, 2008 · Lascia un Commento

 Perche’ le riviste non hanno pubblicato il rapporto 41 ???

Nell’estate del 2002 il Rapporto 41 fu inviato a diverse riviste scientifiche. Le prime due furono le statunitensi Science e Nature, quelle che “hanno un impact factor piu’ alto”, come si dice. Nel senso che una pubblicazione su queste riviste “vale” molto di piu’ per la carriera scientifica di un ricercatore. “Nel giro di qualche giorno – ricorda Antonella De Ninno – a stretto giro di posta elettronica, Science ha risposto che non avevano spazio per pubblicare questo lavoro. Non sono entrati nel merito, non ci hanno neanche consentito l’accesso al processo di review, che si usa di solito nel mondo scientifico, per cui un lavoro viene mandato ad altri colleghi che ne valutano l’attendibilita’ ed eventualmente chiedono chiarimenti. In questo caso siamo stati espulsi subito. Ci hanno detto che non c’era spazio, motivi editoriali”. “Questa fu la risposta di Science”, aggiunge Emilio Del Giudice. “Altri fecero delle osservazioni piuttosto peregrine. Per esempio uno dice: ‘Come è possibile raggiungere temperature così elevate sott’acqua, nell’acqua della cella elettrolitica?’ Evidentemente questo signore non sapeva che esistono i vulcani sottomarini, o che è possibile fare le saldature sott’acqua se c’è una sorgente di energia sufficente…” Antonella De Ninno: “Dopo Nature abbiamo provato con altre quattro riviste, pero’ devo dire che non siamo riusciti ad avere un processo di revisione convenzionale, in particolare sulla misura dell’elio non abbiamo raccolto una sola obiezione in cinque riviste”. Antonio Frattolillo: “L’obiettivo era quello di fare un esperimento che fosse talmente pulito, dal punto di vista della procedura sperimentale, da riuscire a bucare quel muro di diffidenza che la comunita’ scientifica ufficiale aveva verso tutto cio’ che riguardava la fusione fredda. Alla fine pero’ non ha bucato. Non siamo mai riusciti neanche a pubblicare il lavoro. Addirittura una delle riviste che abbiamo contattato ci ha risposto che dal momento che questo lavoro riguardava la fusione fredda – che era gia’ stata dimostrata essere falsa – la pubblicazione non era possibile” Emilio Del Giudice: “Scherzosamente, quando era tra amici, Giuliano Preparata chiamava Nature ‘la Pravda’. E questo perche’ Nature si e’ assunta il compito di fornire non solo informazione scientifica ma anche ideologia scientifica. Loro dicono: ’siccome il fenomeno non è possibile noi non pubblichiamo’. Non so se si tratti di un atteggiamento aristotelico. E’ un atteggiamento che contraddice con quanto Shakespeare fa dire a Polonio, quando dice ‘non devi essere ne’ un credente ne’ un miscredente’. Uno scienziato non deve avere preconcetti. Ne’ positivi ne’ negativi”.

La lettera del 10 aprile del 2002 con cui Martin Fleischmann si complimenta con Carlo Rubbia per i risultati ottenuti dal gruppo di ricercatori dell’Enea di Frascati.
 
La lettera del 23 luglio 2002 con cui Science si scusa per non poter pubblicare l’articolo inviato dalla dottoressa De Ninno sui risultati delle ricerche sulla fusione fredda.

La lettera dell’8 settembre 2003 con cui il CEA, l’Alto Commissariato per l’Energia Atomica francese, chiede la disponibilità del laboratorio Enea di Frascati a ospitare la visita dei propri scienziati.

 Un estratto del rapporto stilato dagli scienziati del CEA in seguito alla visita ai laboratori dell’Enea a Frascati.

 L’invito rivolto dal Ministero delle Attivita’ Produttive a Samuelli, De Ninno e Frattolillo a presentarsi per una riunione il 27 ottobre 2004.

Un estratto del documento del 2 febbraio 2004 in cui l’Enel considera l’eventualita’ di partecipare con un finanziamento alle ricerche dell’Enea sulla fusione fredda.

Il Rapporto 41 copia integrale in formato pdf. Il Rapporto 41 è un documento che conferma in maniera inequivocabile e definitiva la reale natura nucleare della Fusione Fredda. Contestualmente alla produzione di calore in eccesso viene rilevata anche la produzione di 4He,

 

 

 

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Breve cronistoria della Fusione Fredda

Aprile 2, 2008 · Lascia un Commento

1989. Il 23 marzo di quell’anno, uno dei più stimati e rispettati elettrochimici inglesi, Martin Fleischmann, e il collega americano Stanley Pons, convocarono una conferenza stampa presso l’Università di Utah (USA) per comunicare al mondo intero di aver fatto una scoperta che avrebbe cambiato il destino energetico dell’umanità.I due scienziati, che stavano studiando sistemi di immagazzinamento di Idrogeno in strutture metalliche solide sfruttando le proprietà che hanno alcuni metalli di assorbire tale gas all’interno del proprio reticolo atomico, in quell’occasione annunciarono di essere riusciti a ricavare una anomala e massiccia produzione di energia d’origine nucleare. Essi infatti ipotizzarono di aver scovato un fenomeno naturale in cui una reazione nucleare (fusione tra due atomi di Deuterio a dare l’Elio) riusciva ad avvenire in un ambiente a temperature non enormi, come invece accade nel Sole, pur trattandosi sempre di fusione. Per questo la battezzarono con il nome “Fusione Fredda”.

1989. Nelle cinque settimane successive il mondo scientifico fu in subbuglio. In moltissimi si gettano a capofitto su tale esperimento. Fleishmann & Pons però, non sapendo resistere ad una notizia di cotanta importanza a livello mondiale, avevano commesso un’ingenuità fatale: non tennero conto che mancava la capacità della riproducibilià dell’esperimento presentato. Questo “particolare” fu un ostacolo per chi tentava di riprodurre l’esperimento e divenne immediatamente l’appiglio comodo e sicuro per chi, per invidia, per pigrizia, per anticonvenienza, per paura di perdere potere o altre ragioni, scelse di non approfondire gli studi e gli esperimenti ma di gridare in maniera superficiale alla bufala. Tutto ciò portò comunque, in pochi mesi, a far crescere nell’opinione pubblica la ‘certezza’ che la FF fosse una bufala, una cantonata colossale. Non venne compreso, semplicemente, che il fenomeno richiedeva di superare una certa soglia per avvenire. Se questa non veniva superata (e non era semplice) non accedva un bel nulla!

1991. L’allora Presidente degli USA George Bush, incaricò il MIT di replicare le prove e di compilare un rapporto. Il rapporto finale che arrivò sulla scrivania del Presidente, compilato e firmato del rettore del MIT John Deutch, concludeva “provando” che la reazione nucleare era soltanto una “frode”, screditando i molti scienziati che si erano interessati alle ricerche e sottolineando che “non fu ottenuta assolutamente nessuna reazione”.
Ma Eugene Mallove, con il suo intuito di vecchio volpone del MIT, riuscì ad ottenere una copia degli appunti di laboratorio originali degli esperimenti eseguiti. I dati dimostravano
l’opposto, cioè che la frode era stata compiuta da chi aveva voluto far risultare bufala la FF (Foto a destra):
1- La reazione è ottenuta da un comune componente della normale acqua, molto abbondante e facile da estrarre;
2- La reazione produce Elio in forma gassosa e calore in eccesso;
3- Non viene emessa nessuna radiazione, o scarto tossico e radioattivo per l’ambiente e gli esseri viventi. Una caratteristica che rende istantaneamente obsoleti e inutili le centrali nucleari e tutte le ricerche sulla condotte sulla fissione e sulla fusione calda.

1994. Gli esperimenti condotti dall’MIT dimostravano che la Fusione Fredda era in grado di eliminare il fabbisogno sociale degli idrocarburi per la produzione di energia, ma il professor Deutch dichiarò al Presidente Bush che si trattava soltanto di una semplice frode!
Il maggio successivo, con grande sorpresa, il neo Presidente Clinton nominò il professor John Deutch Direttore della Central Intelligence Agency, la CIA!

1996. Ma nel 1996 una commissione scoprì una realtà tremenda, in seguito ammessa da Deutch: egli si portava a casa un’enormità di materiali sensibili che analizzava con i suoi personal computer connessi con la rete della Citibank di cui era uno dei dirigenti. Il suo comportamento diede origine ad un’azione giudiziaria che avrebbe potuto portare all’incriminazione per alto tradimento, ma… niente paura! Il giorno prima di rimettere il suo mandato il buon Clinton concesse a Deutch e ad altre 99 persone il Perdono Presidenziale. Tutto finito. Tutto Pulito.

1998. All’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, a Frascati, a seguito del lavoro del Prof. Giuliano Preparata viene redatto il “Protocollo innovativo per l’ ipercaricamento di catodi di Palladio con Idrogeno“. Viene cioè compreso che il processo di caricamento del Palladio, che durava settimane, è l’elemento critico, è la soglia da superare. Se il Deuterio, isotopo dell’Idrogeno, non arriva alla corretta concentrazione, il fenomeno di F.F. non può avvenire. Viene steso quindi un protocollo per la fase di caricamento che, attraverso una precisa procedura, ne garantisce il livello ottimale per ottenere la tanto agognata replicabilità del fenomeno FF.1999. In tutto il decennio ‘89-’99 a livello mondiale la questione Fusione Fredda si insabbia, e viene dimenticata dalla comunità scientifica (almeno quella operante in ambito civile). Chiunque provi a lavorarci su diviene oggetto di un duro scherno e può venire addirittura rilevato dal posto che occupa. John Bockris fu, ad esempio, tra quelli che ‘pagarono’ di più questo spregevole atteggiamento dei colleghi. Un fenomeno psicologico assimilabile alla classica ‘aggressività del branco’ s’innescò tra gli accademici, che continuarono per anni la ‘guerra’ della derisione su chiunque nominasse la parola Fusione Fredda. Tanto fu che, i pochi che scelsero di non uniformarsi al gruppo e che vollero vederci chiaro fino in fondo, furono costretti a cambiare il nome al fenomeno fisico. I documenti scientifici relativi alla FF datati negli anni ‘90 si intitolano tutti più o meno così: “Analisi dell’eccesso di calore nel processo di caricamento del Palladio in elettrolisi di deuterossido di Litio ed acqua deuterata”. In pratica: “Calorimetria della Fusione Fredda”.

2000. Muore Giuliano Preparata, pochi mesi dopo aver scritto la prefazione del libro di Roberto Germano: “Fusione Fredda: moderna storia d’inquisizione e alchimia” – Ed. Bibliopolis. Un testo che ricalca molto bene ed in dettaglio tutti gli avvenimenti che hanno coinvolto la storia della FF.

2001. Il Nobel Carlo Rubbia, allora presidente dell’ENEA, decide di porre fine alla diatriba e commissiona un esperimento ad un gruppo di ricercatori fra cui il Prof. Emilio Del Giudice, un grande amico di Giuliano Preparata, ed altri scienziati come Antonella De Ninno e Antonio Frattolillo, che già lavoravano con Preparata. Questo esperimento, ovvero la rilevazione di produzione di Elio-4 e la successiva correlazione con gli eccessi di calore rilevati, avrebbe definitivamente fugato ogni dubbio in proposito all’origine nucleare della FF. Se si fosse rilevata effettivamente produzione di 4He contestualmente alla produzione di calore in eccesso, essa sarebbe stata l’inconfutabile e definitiva prova che la reazione di fusione avviene realmente.

2002. Alla fine del 2002 il gruppo dell’ENEA arriva a produrre il Rapporto-41. Un documento che effettivamente conferma la reale natura nucleare della FF. Purtroppo, ed inspiegabilmente, Rubbia dapprima convoca gli scienziati per raccoglierne i risultati, anzi, addirittura si prodiga in prima persona per stendere alcuni dettagli del rapporto, ma poi sparisce nel silenzio totale. Anche la stessa direzione dell’ENEA ignora le richieste di contatto dei ricercatori. Sul sito dell’ENEA di Frascati compare la seguente dicitura: “I risultati (positivi) delle attività relative al progetto “Nuova Energia da Idrogeno” , svolte nell’ambito dell’Unità Tecnico Scientifica FUSIONE, sono stati raccolti nel rapporto tecnico ENEA RT2002/41/FUS. Per l’anno 2003 non sono stati assegnati finanziamenti ulteriori per cui non sono previsti ulteriori sviluppi“. Carlo Rubbia non si fa più sentire. Lascerà poi la presidenza dell’ENEA nel 2005.

2003. A questo punto, siamo in piena estate 2003, oltreoceano un evento scientifico cambiò in qualche modo lo scenario di cui parliamo: la “Conferenza internazionale sulla Fusione Fredda” tenutasi a Boston. Qui, Vittorio Violante, membro del gruppo Del Giudice-De Ninno, ed altri ricercatori di istituti che avevano utilizzato i materiali messi a punto dall’Enea presentarono i positivi risultati raggiunti. Questi ed altri risultati, presentati da altri gruppi di prestigio internazionale, convinsero alcuni accademici americani a sottoporre nuovamente la questione al Department of Energy americano (DOE), affinché svolgesse nuove verifiche. Così, insigni esperti del DOE effettuarono un’ampia analisi dei dati disponibili in letteratura, in seguito alla quale proposero un confronto dal vivo con alcuni esperti. In sostanza un vero e proprio ripensamento, nel quale il DOE, per non dover ammettere con evidenza di aver sbagliato in pieno, camuffa come «approvazione di un processo di revisione». Cioè la presa d’atto che la situazione è oggi diversa da quella iniziale del 1989, e che il lavoro fatto nei quindici anni successivi dai vari laboratori di ricerca, come quello dell’ENEA, ha cambiato i termini della questione.

2004. Confronto che si tenne nell’agosto 2004 a Washington, dove 5 scienziati americani e uno solo non americano, Vittorio Violante, discussero davanti ad una commissione di qualificati referee le ricerche effettuate e i risultati ottenuti. Quindi la commissione, dopo aver valutato per alcuni mesi la documentazione raccolta, emise finalmente una “sentenza”, nella quale si asseriva che “circa la metà dei referee riteneva che il fenomeno era da considerarsi un effetto reale, cioè non frutto di fantasia o di cattive misure, e che la materia meritava di essere studiata ne più ne meno che altre materie scientifiche”.Parallelamente, in Italia, il 20 ottobre del 2004 il Ministero delle Attività Produttive, nella persona del dirigente Salvatore Della Corte, che per caso incappò sul sito dell’ENEA, incuriositosi, lesse il Rapporto41 e volle vederci chiaro. Convocò la Presidenza della divisione Fusione dell’ENEA e la Dott.ssa De Ninno per capire perchè l’ENEA non diede seguito al lavoro iniziato, dato che la rilevanza del risultato era notevole. Ma la direzione ENEA, a fronte di un’offerta di finanziamento, cercò addirittura di convincere il Ministero a finanziare altri settori. Poi, pur di non perdere tutti i soldi, accettò il finanziamento di 800.000€ per proseguire gli studi sulla Fusione Fredda, ma affida il lavoro non più a Del Giudice-De Ninno ma ad un altro gruppo, quello di Vittorio Violante.

2005. Grazie ad organizzazioni come l’International Conference of Condensed Matter Nuclear Science, o ad ISCMNS in cui gli scienziati di tutto il mondo che lavorano attivamente sulla Fusione Fredda si scambiano le informazioni relative al risultato del proprio lavoro, emerge una realtà impensata. Si sviluppano innumerevoli ‘variazioni sul tema’, e si scopre che il fenomeno della F.F. è ottenibile con diverse metodologie. Dal bombardamento diretto del Palladio per sputtering di ioni Deuterio o di neutroni, al processo di Gas-Loading (in cui il Deuterio è immesso in una camera contenente nanosfere di Palladio), al processo di stimolazione esterna tramite Laser Triggering (Violante), eccetera. Insomma, si apre una nuova scienza. Così come accadde agli inizi del 1900 quando Irwing Langmuir scoprì la ’surface chemistry’, la chimica delle superfici, che ha portato oggi, per esempio, a capire l’importanza dei catalizzatori nelle reazioni chimiche.  

2006. Gli ultimi sviluppi del gruppo di Vittorio Violante hanno dimostrato che si è raggiunto un buon controllo, in laboratorio, del fenomeno. Incomincia anche ad emergere una realtà nascosta: già da qualche anno, alcuni grandi gruppi industriali, oltre che Università ed Enti di ricerca pubblici in tutto il mondo, si stanno dedicando al fenomeno: ST Microelectronics, Pirelli Labs, EDF Electricitè de France, Energetics Inc., ENEL, ENEA, IFNF, Mitsubishi Heavy Industries, eccetera. I paesi più attivi, che fino all’anno scorso erano Italia e Giappone, stanno rischiando di vedersi rubare il know-how accumulato con tanto coraggio e determinazione in questi 20 anni di fatiche ‘contro corrente’ da paesi come la Cina, che prevede ingenti stanziamenti nel settore energetico o, ironia della sorte, dagli USA, primi e pesanti fautori della tesi della bufala.Oggi la verità, lentamente, sembra venire a galla e anche i media incominciano ad interessarsi alla questione. Di Ottobre 2006 è un servizio di Rainews24, ad opera del giornalista Angelo Soso. Il video è scaricabile anche online, sia pure a bassa qualità. 

 

 

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Fusione Fredda e i proiettili all’Uranio impoverito

Aprile 2, 2008 · Lascia un Commento

Il 9 Giugno 2001, nell’Aula G1 dell’Università di Pavia, si è svolto il Convegno “No alla globalizzazione. No alle guerre”; in questa occasione il prof. Emilio Del Giudice (INFN) ha avanzato per la prima volta in pubblico delle “ipotesi” che evidenziano dei nessi strettissimi tra la tecnologia militare dei proiettili all’Uranio impoverito e la Fusione Fredda. Considerato che stiamo parlando di una fonte d’informazione direttamente collegata a Fleischmann, nonché il fatto che la coerenza di queste “ipotesi” è grande, e infine, considerando il fatto che questo sembra proprio il tassello mancante alla saga della Fusione Fredda, ritengo importante darne qui sinteticamente notizia.

  1. Il proiettile all’Uranio impoverito dovrebbe semplicemente bucare il carro armato e non certo causarne la fusione all’interno; inoltre, i morti nei carri armati colpiti da tali proiettili, sono stati trovati scuri di pelle, come fossero stati esposti a radiazioni ionizzanti; inoltre, il metallo del carro armato diviene radioattivo.
  2. Nel bunker a Bagdad, dove furono usati proiettili più grandi, sono state trovate le impronte di uomini vaporizzati sulle pareti, come avvenne a Hiroshima e Nagasaki.
  3.  La spiegazione potrebbe risiedere nel seguente meccanismo di massima: un proiettile di uranio, caricato di deuterio fino a una certa soglia, quando impatta sull’obbiettivo alle velocità enormi tipiche di quei proiettili,ovviamente si comprime; viene raggiunta così la densità critica di deuterio nell’uranio, il che dà origine a uno stato di pre-fusione nucleare fredda che innesca a sua volta un fenomeno di fissione nucleare sui generis, con grande emissione di calore e raggi gamma.

Saremmo di fronte, quindi, ad un’arma nucleare, ma tattica (può agire in maniera elimitata) perché non ha bisogno della massa critica! Buona parte dei fenomeni sociologici inquisitori e antidemocratici propridella saga della Fusione Fredda troverebbero una semplice spiegazione, dunque, ipotizzando un cosciente e ben riuscito tentativo di insabbiamento di segreti militari.

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Fusione Fredda: Inchiesta di Rai News 24 (2 Parte)

Marzo 28, 2008 · Lascia un Commento

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Fusione Fredda: Inchiesta di Rai News 24 (1 Parte)

Marzo 28, 2008 · Lascia un Commento

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Fusione Fredda: Intervista ad Emilio Del Giudice

Marzo 28, 2008 · Lascia un Commento

FUSIONE FREDDA: UNA REALTA’ 

Intervista al Prof. Emilio Del Giudice.
di Roy Virgilio

Fusione Fredda. Un nome che evoca un senso di vana speranza, di occasione mancata. La possibilità di ottenere abbondante energia pulita a basso costo rivelatasi invece tutto un errore di valutazione.
Questo è quanto percepito dalle persone comuni e anche dagli scienziati comuni.
Ma allora l’annuncio fatto nel lontano 1989 è rimasto solo un utopia ? Sembrerebbe proprio di si, non mi risulta che nessuno di noi possa acquistare batterie a fusione fredda, la TV non ne parla, i giornali neppure. Quindi non esiste. Mi sembra ovvio. Eppure, cercando bene, qualcuno ne parla. Qualcuno scrive, qualcuno studia, altri sperimentano. Vi è un mondo silenzioso che, a macchia di leopardo, pervade il globo e ci offre nuove teorie scientifiche, utilizza procedimenti innovativi e, soprattutto, mostra incredibili risultati.
Ma vi è un’altro mondo, quello accademico, che ignora questi accadimenti, queste scoperte perché non previste dal paradigma dominante e quindi non spiegabili. Ma neppure approfondisce o riesce a smentire con dati concreti queste conquiste.
Così sono andato ad intervistare un abitante del mondo silenzioso, il Professore Emilio Del Giudice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Milano, una delle menti coraggiose che qui in Italia ha reso possibile la descrizione scientifica del fenomeno. E ha reso un pò meno silenzioso questo mondo sconosciuto ai più.Ci farà capire a che punto è veramente oggi la comprensione del fenomeno Fusione Fredda che, per dirla in due parole, altro non è che un meccanismo che la natura utilizza per sedurre due nuclei e farli fondere insieme. Utilizzando pochissima energia e liberandone tanta. Una moltiplicazione che fa pensare ad un vero miracolo. Ma, sembra, che non siamo ancora pronti ad accettare tanta abbondanza.

 L’intervista Roy V.: Io, come tante altre persone, sto cercando di portare un’informazione onesta e trasparente sulla realtà odierna della fusione fredda poiché sembra che l’opinione comune, anche a volte di professori universitari, sia rimasta a pochi mesi dopo l’annuncio di Fleischmann e Pons, come se tutto si fosse fermato lì punto e basta. Quasi nessuno è consapevole degli enormi passi avanti che sono stati ottenuti, e proprio in Italia, grazie a Lei e al pool del Prof. Giuliano Preparata. Potrebbe raccontarci brevemente cosa è stato effettivamente dimostrato e capito ?

 E. Del Giudice: Si può ritenere assodato che il fenomeno fisico della Fusione Fredda che avviene in celle elettrolitiche adoperando il metodo di Fleischmann e Pons (vedi box) o varianti come quelle suggerite da Giuliano Preparata e come replicata dal nostro gruppo all’ENEA di Frascati, esiste, è provato e nelle sue linee essenziali è conforme a quella che è la predizione teorica. Quello che non è ancora risolto pienamente è il problema della captazione dell’energia prodotta da utilizzarsi per usi pratici, cioè l’ingegnerizzazione. C’è da comprendere che mentre l’energia, poniamo di origine chimica o meccanica, è un’energia che viene prodotta lentamente e quindi si diffonde in senso termodinamico, ovvero viene emessa in forma di calore, l’energia della fusione fredda è emessa in modo molto veloce, inizialmente in forma di un’eccitazione elettromagnetica che poi man mano degrada in termini di frequenza e una parte di essa viene assorbita dalla materia circostante sottoforma di calore. Però una parte cospicua vola via in forma di radiazioni.
Per cui bisognerebbe, per esempio, mettere queste celle all’interno di cavità riflettenti o utilizzare comunque metodi per rendere disponibile tutta questa energia. C’è una serie di problemi tecnici da risolvere che riguardano la velocità di questi processi, per cui prima che uno si possa fare la doccia usando acqua riscaldata con la F.F. qualche problema tecnologico richiede di essere risolto.
Semmai ancora non è chiaro se esistono anche altre vie alternative (al metodo Fleischmann e Pons), perché differenti ricercatori in giro per il mondo hanno ottenuto energie in eccesso seguendo strade diverse. Quindi ci possono essere più modi per ottenere l’effetto, che sono da vagliare più approfonditamente.

Roy.: Si riferisce anche all’esperimento di Mizuno e Ohomori (vedi box) effettuato con tungsteno e acqua normale? Questa configurazione molto economica è stata replicata e anche implementata qui in Italia dai ricercatori Iorio-Cirillo che proprio su Progettomeg.it seguiamo oramai da 2 anni.

E.D.G.: No. Dobbiamo specificare che una cosa è la fusione fredda e una cosa sono le trasmutazioni nucleari a debole energia, come quelle ottenute dai giapponesi. Sono capitoli interessanti però parliamo di due cose diverse. Certo si sono aperte molte strade, ognuna delle quali ha il valore che ha, c’è quella che vale di più, quella che vale di meno, io non sono competente in tutti questi campi, qualche strada l’ho capita, qualcun’altra no.

Roy: Quindi, tornando al sodo, si può dire che la natura nucleare della fusione fredda è stata dimostrata in modo scientifico e univoco? Ed anche l’eccesso di energia ?

E.D.G.: Il fatto che si tratta di un fenomeno nucleare è anche provato dal fatto che simultaneamente alla produzione di energia c’è anche produzione di nuclei di elio. Siccome all’inizio c’era il deuterio, il fatto che il deuterio si consumi e al suo posto venga rilevato elio vuol dire che c’è una trasmutazione nucleare, ovvero che due nuclei di deuterio si fondono insieme dando luogo a un nucleo di elio. Se poi, come abbiamo fatto noi a Frascati, si misura il numero di nuclei di elio prodotti e sapendo che per ogni nucleo di elio creato c’è una quantità di energia che si sprigiona, cosa che si può calcolare con una semplice moltiplicazione, otteniamo un’energia che è 10 volte più grande di quella che misuravamo nel calorimetro. Ciò vuol dire che l’energia veramente prodotta è 10 volte maggiore di quella che uno è davvero capace di misurare! Ecco qui che il grosso di questa energia non è stato catturato. D’altra parte noi non avevamo fatto particolari sforzi per captarla, a noi interessava vedere se questa energia si produceva o no, dopodiché, adesso che siamo convinti che il fenomeno esiste, tutta la pratica va in mano agli ingegneri che troveranno dei modi intelligenti ed astuti per non perdere neanche un goccio di tutta questa energia.

Roy: Quindi a livello scientifico le cose sono chiare e definite ?

E. D. G.: La parte di scienza pura è abbastanza capita, almeno questo è il mio punto di vista, che poi la comunità scientifica nel suo insieme l’abbia capita… purtroppo questo non è vero. Si tratta ancora di minoranze perché anche nelle scienze esistono i partiti. E il partito di maggioranza, di grande maggioranza, è un partito nelle cui concettualizzazioni questa possibilità evidentemente non rientra, non è contemplata.

Roy: Sembra proprio sia così! Giusto in questi giorni (mettere data e link) è uscito un articolo su il Giorno in cui si parla del progetto I.T.E.R.(l’International Thermonuclear Experimental Reactor) e dove si accenna alla F.F. come se fosse ancora un’abbaglio, e danno dei tempi di 40 – 50 anni per la realizzazione di questo progetto. Le ho portato una copia da leggere…

E. D.G.: Quando avevo 15 anni, ai tempi della famosa macchina Zeta, dicevano 10 anni, poi ogni progresso aumentavano sempre di altri 10. (n.d.I. nel frattempo Del Giudice legge l’articolo…) Ah, interessante! Vedo che l’articolo cita Maurizio Samuelli che è il direttore dell’unità Fusione Nucleare dell’Enea da cui dipende anche la Fusione Fredda! (n.d.I a questo punto il Prof. effettua una telefonata a una sua collega che lavora sotto la direzione di Samuelli e le fa notare che, se da un lato Samuelli fa lavorare scienziati sul fenomeno Fusione Fredda, dall’altra dichiara ai giornali che la F.F. è un abbaglio… aggiungo io, con che spirito si portano avanti certi studi se non ci si crede? C’è un po’ di confusione ? Si vogliono buttare via soldi o ci sono degli interessi superiori in gioco ?)

Roy: Come abbiamo visto per la fusione calda e tante altre tecnologie incerte si investono un sacco di soldi ma di che cifre parliamo per un’implementazione pratica della F.F.?

E.D.G.: la quantità è molto limitata, è questione di qualche miliardo delle vecchie lire, a esagerare 10 miliardi, cioè possiamo dire che quello che serve è la quarta parte di una tangente media o, se vogliamo metterla su un altro piano, può valere un centrattacco brasiliano! Anche in un regime di crisi economica sono soldi che si possono trovare.

Roy: Ma non avete bisogno di fare ancora esperimenti per completare il quadro scientifico ?

E.D.G. : Noi no, ne hanno bisogno gli ingegneri. Ma noi siamo a disposizione per qualsiasi aiuto o consiglio di cui possano aver bisogno. A livello scientifico siamo pronti, come ho già detto manca solo l’ingegnerizzazione del prodotto.

Roy: Per fortuna sembra che, anche se in sordina, alcune grosse multinazionali quali la Mitshubishi Heavy Industry, la Pirelli Labs, la ST Microelectronic stiano in qualche modo investendo in questa tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di eliminazione delle scorie radioattive. E’ forse la volta buona per un’utilizzazione concreta del fenomeno ?

E.D.G.: e chi lo sa! Io per quanto riguarda le scorie so poco e non so esprimere un giudizio. Ma non mi pare che ci siano investimenti per quanto riguarda generatori di energia, questo proprio non mi risulta. All’epoca, quando era vivo G. Preparata, è vero che la Pirelli Labs manifestò interesse, ma è altrettanto vero che poi si tirò indietro. Tra la Pirelli e Preparata ci fu un accordo ma la Pirelli non mantenne gli impegni che aveva preso e non finanziò la ricerca.

Roy: Le ho fatto questa domanda perché alcuni scienziati italiani e le aziende citate prima, stanno ricevendo uno stanziamento di alcuni milioni di euro per portare avanti questa ricerca, proprio per l’eliminazione delle scorie radioattive.

E.D.G.: Sì, però questo è un altro aspetto, anzi paradossalmente io lo vedo un po’ pericoloso. Se solo si sparge la voce che il problema delle scorie radioattive è risolubile, anche se poi non lo è, si dirà – oh, bene, allora possiamo fare nuove centrali.
Non vorrei che fosse una furbata di alcuni scienziati della F.F. che pensano: forse se ci presentiamo come gente servizievole che aiuta quelli della fissione nucleare a togliere via le immondizie, che è poi l’ostacolo maggiore alla diffusione del nucleare, magari… e quello che poi si ottiene è che il loro nome viene speso solo per dire -Sì, il problema è in via di soluzione- e quindi via a costruire centrali. Poi si dirà: – ah il problema non è stato ancora risolto…- però intanto le centrali sono state costruite! Questa può essere una malignità, come può essere che non è vero niente, d’altro canto debbo ammettere che io di questo metodo per ripulire le scorie non ne so niente, e quindi non sono preparato per dare giudizi.

Roy: Mi fa paura ultimamente, sentire parlare in TV di un ritorno al nucleare classico o al carbone per procurarsi un’energia che sembra sempre più indispensabile. Allora mi viene da chiederLe se c’è qualcosa che noi tutti possiamo fare per accelerare lo sviluppo della fusione fredda a discapito di questi metodi che ci portano verso la morte invece che verso l’abbondanza e la pace. Cosa può fare l’uomo comune ?

E.D.G.: Esprimere interesse per questa prospettiva, non farla cadere nel silenzio. Chiedere che i problemi eventualmente aperti vengano chiarificati e che quelli che sono contrari, anziché dare per scontato che non è vero niente, argomentino, spieghino con chiarezza e in contraddittorio. Che vengano argomentate le ragioni per cui questa forma di energia non possa funzionare, evitando possibilmente le contumelie e le accuse e basandosi su dati di fatto. Quello che possono fare l’uomo e la donna comune è esigere che questo accada e che nessuno possa invocare il principio di autorità. Che tutti, soprattutto quelli che sanno, raccontino nel modo più chiaro e meno misterioso possibile le ragioni dei pro e contro. Dopodiché, data la piccola quantità di denaro richiesto… Io capisco che quando si tratta di imprese che devono erogare dei finanziamenti ci devono pensare 50 volte, però questo principio di precauzione finanziaria si attenua con il diminuire della cifra richiesta, quindi se la cifra richiesta è modesta…

Roy: Dato che la cifra da investire non è proibitiva, secondo Lei c’è un motivo concreto per cui non si finanzia la fusione fredda ?

E.D.G.: adesso siamo in un periodo di crisi generale in cui le industrie non si pongono più, in nessuna parte del mondo, obiettivi produttivi. Tutti giocano a Monopoli, vendono e comprano aziende. L’arricchimento mediante speculazione ha preso il posto dell’arricchimento produttivo. L’investimento produttivo per bene che vada rende il 10-15 % l’anno, un investimento finanziario se le va male la porta al lastrico ma se le va bene le permette di triplicare il suo patrimonio e noi purtroppo adesso viviamo in un epoca in cui non prevale il produttore ma prevale lo speculatore e il consumatore. E nessuno dei due ha bisogno di scienza. Non c’è nessuna industria che fa della programmazione di lungo periodo, tutti partono dall’idea di Keynes che sei mesi è un lungo periodo e quindi nelle grandi Corporation gli amministratori delegati vengono licenziati se entro 6 mesi non raggiungono gli obiettivi previsti. Anche il Venture Capital non è disposto ad aspettare anni. Lui ti dice: io ti presto il denaro, tu entro sei mesi mi fai guadagnare il 25 % E quale ricerca scientifica ti può garantire un risultato così entro 6 mesi? Ci vogliono ben più di 6 mesi! Questa è la ragione per cui nell’economia ultra liberale di oggi è difficile che ci sia vera innovazione.

Roy: Secondo Lei avendo a disposizione dei fondi adeguati e avendo lì degli ingegneri a lavorare, di che tempi si può parlare per arrivare ad un prodotto commerciale ?

E.D.G.: è difficile a dirsi, non molto comunque e certamente molto meno di quelli che servono nella prospettiva ITER. Si può parlare di massimo 5-10 anni e poi molto dipende dall’intensità dei fondi. Se uno dà 5 lire a 5 persone ovviamente gli sviluppi vanno avanti lentamente, se invece uno da una cifra non enorme ma che so, 5 miliardi delle vecchie lire a un team di 30 persone tutte giovani forti e robuste, allora i risultati si vedranno! Roy: Grazie professore per averci dedicato il suo tempo e per la sua franchezza, da parte mia farò in modo che queste preziose informazioni arrivino a più persone possibili.

Con questo articolo vi faccio un semplice invito, sulla scia di quanto detto dal Prof. Del Giudice: informatevi su questa tecnologia e su tutte le strade che l’Elettrodinamica Quantistica Coerente, la branca fisica implementata dal Prof. Preparata, ha aperto e le comprensioni a cui sta portando. Parlo di superconduttori, memoria dell’acqua, nuovi metodi di cura olistica quali la Ionorisonanza Magnetica, e, ovviamente, la fusione fredda. Chiedete, informatevi, divulgate ed esigete che queste verità possano avere l’opportunità di migliorare la vita di tutti noi.

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